Il rispetto…

In questi giorni mi sono trovata, mio malgrado, a dover ragionare sul concetto di rispetto; rispetto per gli altri, per un amore, per un amico, per se stessi…

Rispetto e autostima sono the new black: ricorrono nei discorsi, si legano a tutti i concetti e anche ai discorsi senza concetti.

E dove non arriva il rispetto, ecco che l’autostima fa capolino, dando apparente lustro e concretezza a parole che non hanno né concretezza né tantomeno lustro.

Non credo si possa rafforzare la propria autostima calpestando le più basilari regole di civile e consapevole convivenza. Non credo si possa chiedere rispetto a scapito di quello che si dovrebbe avere per “l’altro”, chiunque egli sia.

Non credo che sia momento di crescita voltare le spalle a tutto quanto si è sempre amato (o che si è sempre finto di amare).

Non credo che rifugiarsi in una pseudo realtà renda felici e realizzati: cercare di trasformare la realtà per renderla vicina ai nostri sogni… questo sì… potrebbe essere il segreto della felicità. Non perdersi d’animo, progettare, programmare, realizzare. A tutte le età.

Lasciarsi vivere, per inerzia, dovrebbe essere vietato per legge.

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Chi fa da sé fa sicuramente bene

A chi non è mai venuta la tentazione di affidarsi ad una persona amica (o presunta tale) che si sia offerta di sbrigare pratiche di cui non si abbia profonda conoscenza? “Non preoccuparti, ci penso io, ti faccio fare un affare… fidati”. Grosso, grossissimo errore, almeno nel mio caso.

Ed è così che, grazie alla persona amica che non-ti-preoccupare-ti-tratteranno-bene-li-conosco, mi sono ritrovata a buttare letteralmente nella spazzatura 12.000€ di parete divisoria acquistata appena abbiamo aperto la scuola.

Naturalmente la persona amica che non-ti-preoccupare-ti-tratteranno-bene-li-conosco, non fa da tempo più parte dell’elenco delle persone davvero amiche e, questa volta, ho deciso di seguire il mio istinto.

E, per la prima volta in 5 anni… sono contenta di avere di nuovo una montagna di debiti.. Entrare nella sala, ora, non ha prezzo… per tutto il resto ci sono le rate….

Non è bello ciò che piace… ma il brutto è davvero brutto

Mi sono sempre chiesta, senza arrivare mai ad una risposta sensata, che cosa spinga un genitore ad iscrivere il figlio a una delle mille e mille attività extra scolastiche offerte. E, forse, non è neppure possibile assemblare tutte le attività in un unico “fascio”, viste le mille e mille sfaccettature che tali attività presentano. Per ciò che mi riguarda, ho sempre incoraggiato i miei figli a fare un’ attività che potesse divertirli, arricchendoli sia dal punto di vista fisico che intellettuale (beh sì,lo confesso… avevo messo alcuni paletti derivati dal mio “non-amore” per il calcio).
Essendo anche dall’altra parte della barricata, in quanto maestra di danza, mi trovo spesso a confrontarmi con mamme desiderose, come me, di fare il meglio per i propri figli.
Per ciò che riguarda la danza, non credo che ci siano più scusanti dietro cui nascondersi, per ciò che riguarda il rendersi conto se la scuola sia o meno valida; in un mondo così.. telematico, non è più possibile dire.. non me ne intendo. Ci sono molteplici mezzi grazie ai quali anche il genitore più profano può capire se il percorso del figlio sia corretto o no.
Ecco perché resto sempre stupita e amareggiata assistendo, mio malgrado, a spettacoli impietosi, di bimbi buttati in scena a fare non si sa che cosa, di ragazzine ( a volte anche talentuose ) costrette a improvvisare tecnica inesistente per eseguire assurde coreografie su musiche importanti (maestre, il repertorio è stato già scritto! Non sarebbe più semplice, se proprio decidete di affrontarlo, di rispettarne le versioni collaudate da secoli?).
Ma la cosa che davvero lascia l’amaro in bocca sono gli applausi orgogliosi di chi, in buona fede (si spera) pensa di trovarsi davanti allo spettacolo di una scuola e non si accorge di stare assistendo ad una accozzaglia di incompetenza, cattivo gusto e, perché no, di disonestà.

Non fermarsi all’apparenza

Capita a volte che crediamo di avere un intuito infallibile, che crediamo di capire a prima vista chi abbiamo davanti… Se solo riuscissimo a vedere quanto prevenuti eravamo e quanto il nostro sedicente sesto senso altro non sia che la nostra volontà di far aderire la realtà a quella che desideriamo che sia… Mai giudicare le persone per sentito dire, mai giudicarle in un momento di nostra difficoltà… mai incolpare le persone che ci circondano dei nostri, e solo nostri, errori. Sorry seems to be the hardest word..cit.Elton John

Non tutto il male…

A volte ci troviamo davanti a situazioni assolutamente surreali che scambiamo per normalità.

Da un mondo così variegato, precario e approssimativo come quello delle scuole di danza, si possono ricavare utilissimi insegnamenti applicabili “alla vita normale”.

La coerenza non sempre ripaga ma riceve ancora rispetto; l’umiltà di animo e di intenti non sempre viene premiata ma regala una pace interiore che neanche Mastercard può acquistare. La competenza risulta essere un optional, in coda ad altre priorità quali, tra le tante, puntualità. La correttezza, questa sconosciuta, latita, in un mare di chiacchiere, scartoffie e regolamenti.

Ma la passione, quella che ti fa stare in sala a provare e riprovare con gli allievi, sottopagata o zero pagata, felice di vedere il ginocchio finalmente tirato, la testa finalmente inclinata a dovere, di vedere il tuo lavoro materializzarsi sotto i tuoi occhi… beh.. ecco ciò che non cambieresti per nulla al mondo…

 

Una domenica qualunque

Giornata particolare.. giornata proficua, ricca di sincere conversazioni e della allegria che ci contraddistingue.. Momenti di sconforto, di incredulità, momenti di necessaria autocritica ma soprattutto di grande soddisfazione. Soddisfazione per i “non premi”, soddisfazione nel vedere il nostro lavoro prendere forma nei sorrisi (e nelle gambe) delle nostre piccoline; soddisfazione nel vedere come siamo in grado di rialzarci dopo batoste (a volte immeritate) per continuare nel nostro percorso di crescita. Per la prima volta, o quasi, siamo arrivati ad un concorso come gruppo unito (maestri, genitori, e ballerine) e ho mi sono davvero goduta le chiacchiere dietro le quinte, le risate nei camerini; mi sono davvero beata nell’essere circondata da tante persone che hanno riposto in noi la loro fiducia. Non importa se non tutto è andato proprio come sarebbe dovuto andare (ciò non vuol dire che non fossimo… contrariate…): siamo usciti comunque vincenti dalla giornata interminabile… In terzo posto del gruppo ha risollevato il morale di tutti, ma soprattutto ha vinto la nostra serietà, la nostra caparbia convinzione che il lavoro serio prima o poi ripaghi, la nostra semplicità, al limite dell’ingenuità… Ma non cambierei una virgola di tutto ciò che siamo.

La rete

Amo Fb e non ne faccio mistero.. mi piace il suo lato leggero, ludico, superficiale.. mi diverte leggere i messaggi “nascosti” o meno che le persone che conosco (ma anche i perfetti sconosciuti, amici virtuali) si scambiano pubblicamente, come se fossero su un palcoscenico (tanto per restare nel nostro ambito, eh). A volte mi diverto un po’ meno, alle prese con pomposi e prolissi proclami.. ma anche questo è FB.

Oggi mi sono imbattuta nell’ennesima pubblicità di un evento di danza (non ci si immagina neppure quante persone siano coinvolte e orbitino intorno a questo settore): ma davvero possiamo spacciare una ragazza brava, meritevole della vincita del noto programma televisivo (che peste lo colga..cit. A.Nazzari) per ospite eccezionale, per docente di fama internazionale? ma davvero pensiamo che abbia qualcosa da insegnare ai bistrattati allievi di danza, attirati da curriculum inventati, performance mediocri spacciate per miracoli, maestri affabulatori che, sigh, poco sanno della materia di loro (presunta) competenza?